Flamenco

la Lezione


La terra,il sangue, il destino, malinconia ed azione, forza istintuale e grazia delicata, sofferenza e allegria.
Chi si avvicina al Flamenco scopre un universo estremamente ricco e complesso: non solo ritmo, canto, musica, danza.
Il corso comprende una parte di tecnica: postura, braceos (movimento delle braccia e delle mani), zapateado (battito ritmico dei piedi), una parte di approccio al "compàs" (struttura ritmico/musicale): palmas (battito ritmico delle mani), e una parte di coreografia.
Le lezioni verranno completate con parti teoriche legate al compas (ritmica), alla dinamica e al carattere dei palos, dall’uso delle palmas (battito delle mani) e del jaleo (esortazioni vocali).

Cenni Storici


Sotto il nome suggestivo di “flamenco” palpita il ballo più antico d’Europa, quello che costituisce non soltanto la più autentica fonte folcloristica spagnola, ma una delle voci popolari più universalmente studiate, ammirate e feconde.
Sulle sue origini hanno lungamente indagato i più famosi esponenti dell’arte e della cultura iberica. Così, per gran parte di essi, il nome e lo stile deriverebbero dagli influssi fiamminghi (“flamencos” in spagnolo) subiti dalla penisola ai tempi di Carlo V; per altri il vocabolo è solo una corruzione dell’arabo “felaymengu” (cantore); per altri ancora si lega a “flamear” (fiammeggiare).
Dal punto di vista strettamente “artistico”, il flamenco nasce anzitutto come canto, espressione di una sola voce senza accompagnamento di nessun strumento (“a palo seco”). La qualità della voce come strumento, la bellezza dei versi cantati e l’intensità dell’interpretazione valevano bene l’acclamazione, grazie anche al sostegno del duende, il “demone” del flamenco.
La complessità culturale e la sua essenza legata a diverse culture rende il flamenco condiviso da molti popoli, appartenente a varie terre e a tanti volti. Ma ancora oggi è sinonimo di Spagna proprio per le ragioni della sua nascita.
Una cultura straordinariamente ricca si è accomodata su una terra altrettanto feconda. Fenici, greci, romani, mori, vandali, visigoti, alani, svevi fino alla riconquista cristiana: l’Andalusia è stata ricettacolo vivo delle culture che l’hanno attraversata; ponte verso il Nuovo Mondo, ha esportato e importato canti, suoni e ritmi.
Il flamenco prende forma con il più generale risveglio della coscienza di un popolo, i gitani, che cantano il frutto di questo patrimonio raccolto intriso della disperazione di secoli di persecuzioni. Tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento si creano le premesse per la nascita del flamenco come danza, incontro tra la danza gitana ed il panorama Andaluso, tra danza popolare, escuela bolera, balletto francese, italiano, ballet español.
Il flamenco trova con la danza la sua espressione piena: canto, musica, poesia e movimento.
Grazie al lavoro di grandi Maestri, tra tutti Antonio Gades, il flamenco ha varcato confini geografici ed espressivi, iniziando un cammino di integrazione tra stili, nel segno di una contaminazione sempre rispettosa della tradizione. Il 16 Novembre 2010 il comitato intergovernativo del Patrimonio immateriale dell' Unesco riunito a Nairobi, in Kenia, accogliendo la candidatura presentata dal ministero della Cultura spagnolo, ha dichiarato il flamenco “Patrimonio immateriale dell’Umanità”.

Testimonials

Nella storia del flamenco la danza appare come un derivato del canto.
Ora già la vediamo come una componente importante di un’arte senza pari e prevediamo che sarà chiamata ad essere la sua espressione più completa.
Il domani del flamenco si volgerà alla danza come stella e guida

Manuel Ríos Ruiz /poeta e critico del Flamenco